24 agosto 2017: un anno fa eravamo in viaggio da Venezia a Gran Canaria, volo con scalo a Madrid. Non una vacanza, ma un trasferimento. Luca ed io, e i miei genitori. Tutto ciò che dall’Italia ci portavamo stava in 4 valigie e 2 trolley. I miei genitori sarebbero stati con noi per due settimane, un’occasione per fare una vacanza e per aiutarci a sistemarci. Non ho mai osato chiedere loro cosa hanno pensato quando abbiamo imboccato la via di quella che inizialmente sarebbe stata la nostra “casa”. Luca ed io ne parliamo ancora spesso della sensazione che entrambi abbiamo provato, o meglio del pensiero che abbiamo avuto: ” …Ma dove cavolo siamo capitati?”

Premetto che non ci é mai accaduto nulla di grave, ma non si può negare che il degrado di quella via in un paesino che visto da Google Earth ci entusiasmava per la estrema vicinanza all’oceano, ci ha catapultato in un attimo nello sconforto. Ma poi ci siamo detti che se l’inizio era così, da lì in poi sarebbe potuto andare solo meglio. E così per fortuna é stato. I primi 5 mesi in un appartamento che non senti casa, in cui cerchi di passarci meno tempo possibile, la scarsità di lavoro e la mancanza di riferimenti hanno reso il primo periodo a tratti duro, almeno emotivamente parlando. Poi un giorno, entrando in un locale per bere un buon succo di frutta fresco mi metto a chiacchierare con la titolare, e la nostra prospettiva cambia. Grazie a questa bella e altruista persona nel giro di pochi giorni abbiamo traslocato e finalmente ci siamo sentiti a casa. E tutto il resto si é tinto di altri colori, più luminosi ovviamente.

Dopo un anno lontano dall’Italia c’é chi mi chiede di fare un bilancio, in realtà, anche se può non essere compreso da tutti, devo dire che un anno é poco per poter affermare se é positivo o negativo. Molti aspetti mi piacciono, come il fatto di fare una lezione in una terrazza affacciata sull’oceano e appena finito correre in spiaggia a fare il bagno, altri,invece, non li accetto, come la mancanza di rispetto per l’ambiente che riscontro in quest’isola. Da questo punto di vista, c’è molto da fare, così come dal punto di vista dell’alimentazione salutare. Nonostante tutti i mezzi a disposizione sembra che la gente non abbia interesse ad informarsi. Continuano a sprecare, a utilizzare plastica per qualsiasi cosa, qui addirittura ogni cetriolo  é “incellofanato” uno ad uno. Con il vento che c’è qui, per le strade, a volte, si creano vortici di sacchetti di plastica e cartacce. Le aiuole e le spiagge, anche quelle più turistiche, sono cosparse di mozziconi di sigaretta .
Come avrete notato, quando parlo di questi temi “mi parte l’embolo”. Scusate!

Mi capita di aver difficoltà a reperire alcuni prodotti alimentari (come alcuni cereali o verdure che qui ahimé proprio non arrivano) e per la detersione, ma soprattutto per quest’ultimo aspetto io non mollo, continuo a cercare detersivi ecologici e se non li trovo uso aceto e bicarbonato, ma non cedo.

Forse quest’articolo non ha né capo né coda, ma volevo fissare alcune considerazioni 365 giorni il mio arrivo qui.
Mi piacerebbe poter contribuire a migliorare un po’ questi aspetti ai quali la gente di qui pare non interessare molto. Io credo che non basti promulgare delle leggi e sanzionare per farle rispettare per cambiare le cose. Sono fermamente convinta che bisogni rendere coscienti e consapevoli le persone, informando e sensibilizzandole. Io nel mio piccolo continuerò a farlo.

 

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