Cos’hanno in comune un mercatino dell’usato e una conferenza dal titolo “Il tradimento di Ippocrate: dalla medicalizzazione della vita alla farmacologizzazione del del cibo”?
Apparentemente nulla, anche se in realtà…

Ma rimandiamo  questa riflessione alla fine e concentriamoci su ciò che la Dott.ssa in Sociologia della Salute, Benedetta De Mari, in un grigio sabato pomeriggio bellunese, ha voluto condividere con gli ospiti di  Spazio900 sul tema del cibo e in particolar modo sulla relazione tra salute ed alimentazione.

Apertura della conferenza le parole di Ippocrate da Kos, Padre della medicina, secondo cui il cibo deve essere farmaco ed il farmaco deve essere cibo.
Aveva ragione? La Dottoressa si é chiesta: Il Giuramento di Ippocrate si é forse convertito nel suo tradimento da parte della medicina allopatica occidentale?

Ancora prima di Ippocrate si trovano importanti indicazioni nutrizionali nei testi sacri. Ad esempio nel libro della Genesi, appartenente sia alla tradizione ebraica che a quella cristiana, Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che é su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo.
Anche nel Corano vi sono prescrizioni e divieti alimentari secondo la Halal (lecito) e nella Torah secondo la Kasherùt (adeguato), secondo cui il cibo deve essere lecito ed adeguato al progetto divino che é la vita.
Quindi, il cibo tradizionalmente raccomandato nelle diverse fedi religiose e filosofie é semplice e povero: erbe, frutti e semi.

Evidentemente oggi l’uomo non segue più queste prescrizioni igieniche, dal momento che l’assunzione di derivati animali, quali carne, pesce, uova e latticini é quotidiana.
In alcuni momenti storici, come durante il boom economico degli anni cinquanta del secolo scorso, il potersi cibare di proteine alimentari era prerogativa delle classi ricche, mentre quelle non abbienti mangiavano vegetali. E’ questo il momento in cui nascono l’industria alimentare e gli allevamenti intensivi.

Però non ovunque era ed è così, infatti, la Dott.ssa De Mari ha parlato anche della dieta di Okinawa, un arcipelago di isole al sud del Giappone, i cui abitanti sono conosciuti per la loro straordinaria longevità e buona salute.
Già…straordinaria…, perché ordinaria é invece la mancata consapevolezza da parte di molte persone che la vita che molti anziani (ma non solo) conducono é in realtà sopravvivenza, dato che la quotidianità é scandita dall’assunzione di svariate pillole che curano i sintomi di molteplici patologie considerate “normali” (!!!).
Scusate la digressione e torniamo virtualmente ad Okinawa. Qui le persone hanno uno stile di vita totalmente differente da quello occidentale, praticano tutti i giorni attività fisica, lavorano e vivono all’aperto e seguono tre regole fondamentali in tema di alimentazione:
-mangiano piccole porzioni ad ogni pasto;
-non mangiano mai fino a sazietà;
-si alimentano come se il cibo avesse proprietà medicinali e sananti (ricordate Ippocrate?), quindi sono consapevoli di ciò che mangiano.
A Okinawa si cibano soprattutto di vegetali, frutta, soia, cereali, alghe e pesci locali; in quantità estremamente ridotte si mangia carne, ma la norma é cibarsi di nutrienti ipo-proteici.

Un medico spagnolo, la Dott.ssa Odile Fernàndez Martinez, ci fa sapere che ad Okinawa il tasso di incidenza dei tumori ormoni-dipendenti é minimo, al contrario che in America ed Europa, e che ci sono meno malattie cardiocircolatorie, meno casi di osteoporosi e fratture del femore, meno demenza e morbo di Alzheimer, non esistono sovrappeso ed obesità e le donne tendono ad avere una menopausa con meno complicazioni.

Guidandoci in questa riflessione sul cibo, la Dott.ssa De Mari ci ha dimostrato come nel corso della storia, il cibo si è trasformato da nutriente necessario alla vita a consumo, cioè mangiamo per consumare e non per nutrirci, in definitiva mangiamo ciò che qualcun’ altro produce e deve vendere pubblicizzandolo come il miglior cibo possibile anche se non è così.

Non é così per il latte, pubblicizzato (da media e medici) come una bevanda ricca di calcio e quindi utile per i bambini in crescita e per le donne in menopausa.
Peccato però che il latte sia una sostanza acidificante e che quindi tenda ad “aggredire” il nostro sistema scheletrico andando a caccia di calcio (minerale basico/alcalino) al fine di mantenere stabile il pH del nostro sangue, che non può discostarsi dal 7,4 (con un’oscillazione di 0,04), pena la morte.
Comunque, oltre all’azione acidificante del latte e delle proteine animali in genere, citando il Dott. Armando D’Elia (“Miti e realtà dell’alimentazione umana”) vorrei farvi notare che il latte é un alimento proteico di origine animale la cui importanza é dovuta all’altissima capacità plastica che si manifesta nella fase di accrescimento di tutti i mammiferi (quindi anche dell’uomo) e che inizia immediatamente dopo la nascita…
Il latte é l’unico nutrimento del cucciolo umano sino al completamento della prima dentizione detta “da latte”.
…l’uomo…in contrasto con la regola vigente della Natura, decide di restare lattante per tutta la vita, anche dopo aver completato la propria dentatura e , poiché non può più attingere latte dalla propria madre si rivolge ad una balia, non però ad una improbabile balia umana, ma alla femmina di un altro mammifero, un mammifero erbivoro, generalmente la mucca. In poche parole, l’uomo si “tramuta” in vitello. Ogni mammifero produce un tipo di latte adatto solo alla propria specie.
Tra il latte umano e quello vaccino c’è un abisso! Si é anche detto che tra i due tipi di latte c’è la stessa differenza esistente tra una donna e una mucca…
Le proteine del latte di mucca costituiscono insomma per la loro quantità una autentica “overdose” proteica per un essere un umano…
Il latte umano é, fra tutti i tipi di latte, quello che ha il contenuto proteico più basso in assoluto, ed é quello più dolce.

Scusate la lunga parentesi sul latte, ma data la diffusa convinzione che lo ritiene un alimento che fa bene, ho ritenuto opportuno un approfondimento.
Torniamo però a parlare del potere dei media sui nostri consumi. A tal proposito la Dott.ssa De Mari ha mostrato alcuni esempi di pubblicità che riguardano la carne (cibo “genuino” da cucinare secondo i consigli del macellaio di fiducia), ma ha fatto anche notare come il Ministero della Salute, nonostante ne consigli un consumo moderato, indichi nella piramide alimentare riportata nel sito istituzionale il consumo mensile di carne rosse e settimanale di carni bianche.
Dalla tesi di laurea della Dott.ssa: …nell’era contemporanea il cibo é innanzittutto produzione industriale, costruzione pubblicitaria e sociale, avvenuta attraverso una sorta di indirizzamento o addomesticamento del gusto orientato dalle industrie alimentari; ha così perduto la sua principale caratteristica non solo di farmaco, ma anche di alimento e di conseguenza di nutriente.

Durante la conferenza si é fatto accenno anche ai nuovi consumi alimentari: “the junk food” -cibo spazzatura- espressione che si riferisce a cibi e bevande di bassissimo valore nutrizionale ed eccessivamente ricche di grassi e zuccheri.
Personalmente definisco queste sostante “calorie vuote”. Purtroppo dalla loro assunzione sorgono malattie metaboliche anche in giovane età.

Spero che alcune delle persone presenti, “incuriosite” dalle informazioni ricevute, siano già andate in libreria, o abbiano in programma di andarci, per comprare “Il metodo Gerson”, che prevede una dieta interamente biologica e vegetariana, e soprattutto “The China Study”.
Quest’ultimo é il libro che raccoglie oltre 30 anni di studi condotti daT. Colin Campbell (biochimico statunitense, nutrizionista, professore emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University), e per me ha rappresentato una tappa importante della  vita, perché ha dato il via ad un diverso modo di nutrirmi che non prevede nessun derivato di origine animale. E’ un percorso questo,che, con il mio compagno Luca, sto ancora perfezionando, ma che ha portato ad entrambi enormi benefici in termini di salute (non che stessimo male prima, ma ora stiamo molto meglio!), energia e lucidità mentale.
Il Dott. Campbell iniziò col comparare gli stili alimentari orientali e occidentali con le malattie degenerative, in particolare il cancro, e verificò che dove si consumano maggiori quantitativi di proteine animali, maggiore é l’incidenza di malattie croniche e degenerative. Campbell ha messo in correlazione  il consumo di latte vaccino con l’incidenza del diabete di tipo 1, con la sclerosi multipla, con molte altre  malattie autoimmuni, e con l’aumento delle fratture ossee (vi ricorda qualcosa?).
Senza andare nello specifico, ciò che Campbell ha scoperto é che ove si consumano maggiori quantità di proteine animali, maggiore é l’incidenza di patologie croniche.
(Per chi non se la sentisse di leggere il libro, consiglio la visione del video “Un equilibrio delicato “, dura meno di un’ora e mezza).

Alla luce di tutte queste considerazioni possiamo sostenere che esiste una stretta correlazione tra alimentazione e salute; infatti, una corretta alimentazione non solo può curare, ma addirittura prevenire; ciò  conferma la veridicità dell’indicazione di Ippocrate: Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo, anche se, conclude la Dott.ssa De Mari, la medicina tradizionale tradisce spudoratamente il suo stesso fondatore per inseguire acriticamente le leggi del mercato.

Io ho fatto la mia scelta consapevolmente, perché desidero VIVERE fino all’ultimo giorno in questa Terra, e non sopravvivere. Desidero poter socializzare senza per forza dover avere i piedi sotto ad una tavola imbandita di ingredienti assemblati a formare ciò che si osa chiamare cibo, e desidero poter continuare a godere delle meraviglie della Natura.
Perché tiro in ballo la Natura? Vi ricordate la riflessione lasciata in sospeso all’inizio dell’articolo sul nesso tra il tema della conferenza e la sua location?

Un’alimentazione senza prodotti animali é nettamente più sostenibile per i nostro Pianeta, rispetto ad un’alimentazione onnariana.
Gli animali allevati, per svilupparsi, vivere, crescere e produrre hanno bisogno di nutrirsi.
Le risorse alimentari consumate da questi animali sono però maggiori di quante essi ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato, é quindi un rapporto svantaggioso, che non rispetta il principio di minima energia.
Inoltre, l’allevamento é causa di uno smodato impiego di risorse idriche, ed é anche la più importante fonte di inquinanti delle acque (lo afferma la FAO).
Altre conseguenze degli allevamenti intensivi sono la deforestazione e la degradazione del suolo, l’emissione di gas serra responsabili del riscaldamento globale.
E non bisogna trascurare l’impatto della pesca, infatti anche il consumo di animali marini incide in maniera significativa sull’equilibrio ambientale.
Secondo la Fao, il settore zootecnico può essere considerato il principale fattore della riduzione della biodiversità.
Questi sono solo alcuni dati che, aggiunti a quanto esposto dalla Dott.ssa De Mari, dovrebbero far propendere per la non sostenibilità di un’alimentazione onnivora, così come non é sostenibile continuare a produrre e comprare molti oggetti, come mobili, vestiti, stoviglie, complementi d’arredo… Perché mai bisogna buttare qualcosa che non é rotto e ancora svolge la sua funzione? Perché non é più di moda? E poi chi decide cosa é di moda? Forse i soliti media che ci raccontano che latte e carne fanno bene?
Ecco perché credo che Spazio900, mercatino dell’usato (e lasciatemi dire: usato di qualità e buon gusto) che ridà vita a cose che sono appartenute ad altri e che diverranno di qualcun altro, contribuendo a bilanciare il consumismo indotto dal sistema sociale attuale, creando un mercato più sostenibile, sia stato il luogo adatto per ospitare questa conferenza, durante la quale sono stati trattati con tatto, ma chiarezza alcuni temi spinosi.
Ma sono convinta che il tempo sia già giunto da un po’ per aprire occhi, orecchie e coscienze dinanzi ad un argomento tanto importante.
Ora sta a voi scegliere quale segno di punteggiatura mettere alla fine della frase SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO, farete in modo che sia un’esclamazione o lascerete che continui ad essere una domanda?

 

Se desideri approfondire le argomentazioni della dottoressa De Mari, la sua tesi é acquistabile qui: libreria universitaria

 

Se ti è piaciuto questo articolo sostienici con una donazione




 

2 Comments

  1. giorgia

    GRazie a te Benedetta per diffondere un messaggio tanto importante per il futuro dell’umanità e del pianeta. Se più professionisti di diversi settori iniziano ad affrontare questa problematica con un’ottica simile, forse le persone inizieranno a riflettere seriamente su ciò che stiamo loro “raccontando..”.

  2. Benedetta de Mari

    Carissima Dottoressa Morelli,
    Ti ringrazio di cuore per lo spazio che mi hai dedicato nel Tuo blog e per l’accuratezza della descrizione che hai fatto del bel pomeriggio di riflessione sul tema della farmacologizzazione del cibo passato in quel dell’Alpago.
    I dati da me studiati nell’ambito di difesa accademica di questa seconda tesi di laurea mi hanno portato a riscoprire l’importanza di una farmacologizzazione del cibo, ad un nutriceutica, a netto vantaggio rispetto alla medicalizzazione della vita di cui tutti o quasi nel mondo occidentale ne siamo “vittime” come profetizzò il sociologo Ivan Illich nella sua Nemesi medica a metà dello scorso secolo.
    Spero ci possano essere altri spazi per tali approfondimenti e, nel frattempo , Ti saluto con un abbraccio.
    Dott.ssa Benedetta de Mari

Leave a Reply